Dalla «vernice» al Governatore. Diario della prima giornata de «I dialoghi di Trani»

Sabato 25 Settembre 2010

Inaugurata la nona edizione dei “Dialoghi di Trani” al Castello. Da oggi fino a domenica il Castello di Trani si apre alle  “passioni” di scrittori, giornalisti, pensatori e lettori, giovani e non. E la città vive con grande partecipazione e trepidante attesa l’arrivo al Castello dei primi protagonisti.


Questa mattina si è svolta la cerimonia di apertura dei “Dialoghi” alla presenza di alcuni rappresentanti delle istituzioni locali: presenti, oltre al sindaco della città di Trani, Giuseppe Tarantini e all’assessore comunale alla Cultura Andrea Lovecchio, l’assessore regionale al Mediterraneo Silvia Godelli, il vicepresidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani Nicola Giorgino , il prof. Pasquale Guaragnella dell’Università di Bari e Margherita Pasquale, direttrice del Castello Svevo. Ad introdurre gli ospiti è stata la prof. Lucia Perrone Capano, dell’Associazione Culturale “La Maria del Porto”, che da nove anni realizza questo festival.


  “Tutti uniti in nome dello stupor mundi, di quel lungimirante Federico II, precursore della modernità, che ha fatto incontrare popoli e culture diverse in Puglia” - ha ricordato nel suo saluto iniziale il vicepresidente della BAT, Nicola Giorgino. Il sindaco di Trani, Giuseppe Tarantini, ha espresso il suo compiacimento per quello che è diventato un appuntamento immancabile per la sua città, che ha voluto “sostenere con sincera liberalità, senza mai interferire con le scelte e le passioni degli organizzatori”.     L’assessore regionale Silvia Godelli ha incoronato Trani “faro della cultura, della civiltà e del dialogo” e ha parlato delle passioni che muovono gli umani, da quella religiosa a quella per la conoscenza e l’etica. Ha poi spiegato il ruolo propulsivo e centrale della città di Trani, che da erede della cultura del diritto, ha messo radici culturali profonde che si innervano in tutto il territorio pugliese. E ha dichiarato “l’orgoglio della Puglia per la passione culturale in un Paese dove i musei chiudono e gli artisti emigrano; la gloria di una terra che vanta il senso di una profonda passione per i diritti umani”.  Studenti, docenti e giornalisti affollano il cortile centrale del Castello nella mattinata di questa prima parte dei Dialoghi. 


Dialoghi, quindi idee, confronti, passioni. Tutti sinonimi che portano sull’unica grande via maestra: la pace. Buone passioni a tutti!


Parole di acciaio. Non solo come pietre, ma come specchio dei tempi in un Paese affranto, sfiduciato e intimorito, individualista, incapace di immaginare la felicità in un’accezione collettiva. Sono tanti gli aggettivi che suscita questo curioso viaggio interiore che la giovane scrittrice, Silvia Avallone, autrice del romanzo “Acciaio” , premiato col Campiello Opera Prima, intraprende nella fabbrica siderurgica “Lucchini” di Piombino.


Il colloquio di questa mattina tra la giornalista di Repubblica Bari Antonella Gaeta, e la premiata scrittrice biellese, ha svelato il desiderio dell’autrice di dar voce, attraverso i suoi giovani protagonisti, ad esperienze personali che la grande storia ignora, e ridare dignità alla fabbrica, con tutta la sua bellezza e durezza insieme, umanizzandola.


“La fabbrica di Acciaio non è una fabbrica qualsiasi, è un’industria in declino, dove si riflette una crisi d’identità che è tipica dell’industria italiana contemporanea, e i giovani soffrono particolarmente di questo perenne stato di precarietà” – spiega la scrittrice.


La giornalista di Repubblica, Antonella Gaeta, osserva come “i giovani d’oggi, anche in fabbrica, si rifugino in paradisi artificiali (le droghe) come antidoto a questa precarietà”.   E sui novelli scrittori la Avallone puntualizza: “ In realtà in Italia c’è più ansia di pubblicare che scrivere romanzi. Per me è come avere una famiglia allargata, che devi accogliere, seguire passo dopo passo. Un libro è un’opera di conoscenza”. 


Il secondo incontro della mattinata, cui hanno partecipato gli studenti delle scuole della provincia, è stato quello con Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), intervistata dal giornalista di Radio Tre Marino Sinibaldi.


La Boldrini ha regalato ai giovanissimi presenti pillole di viaggi fatti tra villaggi africani e asiatici dove i diritti elementari restano ancora un miraggio. Storie ed incontri che cambiano la vita di una giornalista e operatrice umanitaria, contenuti nel suo libro “Tutti indietro” (Rizzoli 2010).


Come ha commentato Marino Sinibaldi, quella di Laura Boldrini è in realtà una “passione per gli altri, ma una passione competente”. Il giovane pubblico annuisce e fa tante domande. Perché quella per gli altri,oggi, non è una passione tanto comune.


Le suggestioni sono quelle del filosofo Pier Aldo Rovatti, direttore della rivista “Aut Aut”, che per motivi di salute non è potuto essere fisicamente presente. E fa ugualmente pervenire un messaggio scritto di auguri, affinché si provi a definire i termini  dell’anomalia di questo Paese. Il suo illustre interlocutore, a proposito di passioni, si chiama Nichi Vendola.


Basta il nome. “La passione – premette il Presidente pugliese – non è l’epifania dell’entusiasmo collettivo. Passione è fatica, sofferenza, specialmente in un’epoca dominata dall’impudicizia, dalla pornografia del potere che si appalesa per la costruzione del consenso”. Il giornalista Rai Giorgio Zanchini, che intervista il Presidente, richiama Rovatti sull’idea e la funzione del populismo nelle nostre società. E lancia una provocazione a Nichi Vendola chiedendosi se anche il suo rapporto simbiotico con le masse non rischi di apparire viziato in tal senso. Nichi Vendola, quasi sollevato per la domanda che frequentemente gli fanno avversari politici, smonta minuziosamente l’accusa: “Il populista parla un linguaggio che risveglia istinti belluini; il suo dizionario riflette quello stesso analfabetismo delle classi dirigenti che rivela una grande povertà culturale”.   Vendola dichiara di porsi come “l’antipopulista” e ammette che anche “la sinistra ha qualche problema di vocabolario e sembra impegnata in una seduta spiritica dove ognuno deve evocare il suo mondo”. Continua a lanciare messaggi neanche troppo velati alla sinistra, dichiarando che la sinistra “può vincere solo se è capace di guadagnare il volo dell’angelo, se acquista uno sguardo d’insieme”. Sull’anomalia berlusconiana torna ancora una volta affermando “di non pensare che sia Berlusconi la causa d’ogni male, ma solo una forma peculiare di un male più diffuso”. E intravede l’anomalia italiana di cui parla Rovatti nella “progressiva eclissi della democrazia”.   Vendola cita Pasolini quando evoca “la mutazione antropologica, il genocidio culturale” che è la cifra di questa anomalia, e paragona l’involuzione democratica alla “rivoluzione passiva” (di matrice gramsciana) della politica televisiva. “Ha vinto la Tv e ha perso la scuola di massa, – commenta Vendola -  vittima di una lenta ed inesorabile uccisione”.


E sull’etica Vendola non può che essere d’accordo con Rovatti quando sostiene che “chi vuole cambiare questo mondo deve recuperare la nozione del pudore”.

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