Stazione, «terra di nessuno»

Giovedì 9 Settembre 2010

Stazione ferroviaria. Là dove fermano i treni. Quando capita di leggere qualche pagina di letteratura, che so, Calvino o Benni, magari di ascoltare un brano di Guccini o del primo Ligabue, si viene investiti da una poetica tardomoderna, a tratti decadente. La stazione ha significato per questi  ed altri scrittori, poeti e cantautori contemporanei il luogo di passaggio per antonomasia, ricettacolo di un'umanità varia, inconsueta, sovente costretta ai margini dal fallimento di una vita, dalla delusione di una storia finita male. Storie, racconti che non di rado hanno dell'incredibile.


 


Anche la nostra di stazione offre qualcosa del genere. E di storie, credeteci, ce ne sarebbero da raccontare. Ma nei giorni scorsi siamo stati costretti a raccontarvene una che non nasconde alcuna fascinazione romantica. Tutt'altro. Si  è trattato di una storia di violenza, di una aggressione subita da un uomo di cinquantacinque anni, andriese di origine, di famiglia agiata ma clochard per scelta, ricoverato in ospedale con gravi escoriazioni e dimesso qualche giorno fa, dieci giorni dopo il pestaggio ovvenuto lo scorso 20 agosto. Non è il primo che l'uomo ha subito. E comunque non è il primo di cui si è reso in qualche modo protagonista.


 


Fuori dalla tutela delle telecamere di sorveglianza, della polizia ferroviaria, senza alcun controllo capita sempre più spesso che la stazione diventi teatro di violenze e di situazioni di degrado. Negli ultimi mesi ne abbiamo segnalate diverse. A partire dalla lettera inviataci da Angela, ventenne tranese che non esitò a parlarci del suo disagio quando, alle nove di sera, dovette traversare la sala d'aspetto della stazione trasformata in orinatoio occasionale da quanti hanno eletto la stazione a dimora più o meno provvisoria. Già, la questione dei bagni, annosa, irrisolta, apparentemente irrisolvibile. Per fermare il vandalismo di quanti riversano rabbia e frustrazione sui sanitari (ebbene si, i cessi pubblici per taluni funzionano alla stregua di antistress), la stazione ha chiuso gli accessi.


 


Tuttavia nella stazione c'è anche chi per necessità ci vive e questi non hanno esitato ad individuare negli angoli meno illuminati della sala d'attesa il luogo adatto ad assolvere le proprie necessità fisiologiche. Dove altrimenti? Che le sensibilità più vulnerabili non si sentano violate: ai margini, dalle parti del sottosuolo, non c'è regola che tenga e tutto è consentito.


 


Ma la stazione di Trani, si sa, si porta dietro anche altri problemi. Alcuni scandali ventennali come  il parcheggio sotterraneo, vero monumento all'idiozia che, almeno si spera, come tutti i monumenti, serva da monito per i progetti futuri. Una giungla incolta nel cuore di una città dalle velleità turistiche, una sorta di cattedrale nel deserto al contrario. Trani, città turistica, con una stazione che, come ci ha segnalato in una lettera qualche giorno fa un nostro lettore ha anche il problema di non poter offrire un servizio continuativo in stazione per la vendita dei biglietti. Macchine spesso non funzionanti e, se funzionanti, abilitate solo per la vendita di biglietti da breve tratta. Ma i turisti da queste parti non arrivano solo dai paesi limitrofi, o almeno si spera. Come si spera che qualcuno si accorga che la stazione è il biglietto da visita per un numero sempre crescente di turisti che, accantonate le partenze intelligenti, oramai appannaggio di pochi geni che riescono ad evitare i codazzi imperiali dei rientri affrettati,  decidono di partire per le vacanze in treno (quest'anno più 20% soltanto provenienti dall'estero secondo Trenitalia).


 


Insomma, bene le migliorie nel centro cittadino, le vie lastricate e gli eventi di intrattenimento che sicuramente avranno accresciuto il valore estetico del centro, affascinando non poco quanti hanno scelto Trani come tappa per il grand tour d'Italie. Ma la stazione di una città  ambiziosa  come la Trani dell'amministrazione Tarantini, cocapoluogo di provincia e desiderosa di accaparrarsi una buona fetta del turismo culturale pugliese, non può certo permettersi una stazione da sobborgo indiano. 


 


Arcangelo Rociola

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