Pedane al porto di Trani, in arrivo il processo per trentanove locali. E ancora oggi quanti problemi

Giovedì 9 Settembre 2010

A distanza di tre anni precisi dai fatti, è in arrivo il processo a carico dei ristoratori che si videro sequestrare pedane ed attrezzature esterne nel blitz del 20 settembre 2007, quando una vasta operazione di polizia giudiziaria viene condotta congiuntamente da Polizia municipale e Guardia di finanza.


Finiscono sotto sequestro gli arredi e le strutture esterne di trentanove attività commerciali del centro storico. Altrettanti gli indagati, accusati tutti, più o meno a vario titolo, di mancato rispetto dei vincoli architettonici. In molti casi le censure riguardano anche omessi pagamenti di tributi comunali, ovvero occupazioni di spazi pubblici superiori a quanto realmente concesso.


A firmare le ordinanze di sequestro fu il Gip Roberto Olivieri del Castillo su richiesta del pubblico ministero Antonio Savasta, che adesso ha formulato per tutti la citazione diretta a giudizio per il prossimo 22 novembre.


Per eseguire quelle ordinanze di sequestro scesero in campo, con rilevante ed imbarazzante impatto mediatico, centocinquanta militari della Compagnia di Trani della Gdf, cinquanta baschi verdi delle stesse Fiamme gialle e venti operatori della Polizia municipale.


Da quel momento si corse ai ripari per emanare il regolamento comunale la cui assenza i commercianti avevano sempre duramente lamentato in loro difesa. L’approvazione del regolamento da parte del consiglio comunale avvenne il 7 febbraio 2008 senz’alcun voto contrario (23 favorevoli, 6 astenuti), ma con l’unanime la convinzione che lo stesso dovesse essere perfezionato. Per l’amministrazione comunale era «un ottimo punto di partenza per offrire migliori servizi ai cittadini e sviluppo al commercio», ma tale pare sia rimasto.


Ed oggi, pur senza le pedane, al porto la situazione non pare granché migliorata, anzi in taluni casi si presenta decisamente peggiorata. Basti pensare alle fioriere che invadono mezza carreggiata nei pressi della darsena, giusto per fare l’esempio più clamoroso, o a sedie e tavolini traballanti su suoli che si sono riscoperti sconnessi proprio in assenza delle pedane.


Ed i commercianti, ancora oggi, non sanno a che santo votarsi: ogni zona ha competenze diverse, quindi non si sa a chi presentare i progetti e da chi ottenere i permessi. E si continua a lavorare navigando a vista, almeno con la consolazione che di lavoro ce n’è per tutti e, forse, il boom della stagione estiva prossima alla conclusione potrà in qualche modo alleviare le probabili, ingenti spese legali che i trentanove esercizi dovranno sopportare.


Se la ridono quelli del centro storico che adesso ricadono in aree pedonali, non hanno subito sequestri e lavorano persino di più. Va da sé che quando si deciderà di chiudere per sempre il benedetto porto di Trani, allora sì che molti problemi si risolveranno. E forse quel giorno i ristoratori offriranno gratis a tutta la città.

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