Altro che consiglio lampo… Questa sera sull’ospedale si discuterà, e forse anche fino a notte fonda. Ed il documento che la conferenza dei capigruppo aveva approvato rischia di essere modificato, se non stravolto, da una serie di eventi che nelle ultime ore hanno completamente mutato le prospettive di una seduta che, da tranquilla, rischia di divenire assolutamente infuocata. Il fatto di maggiore rilievo sono alcune dichiarazioni rese alle forze politiche dal direttore generale dell’Ausl Bari 2, Vito Pentassuglia, secondo il quale sul piano di riordino per l’ospedale di Trani e sul suo decreto di attuazione, tenacemente contestato, vi sarebbe invece una condivisione di massima del sindaco Giuseppe Tarantini, che avrebbe sollevato perplessità - a detta di Pentassuglia - soltanto sulla chiusura del reparto di rianimazione, ma non sulle altre restrizioni previste. I consiglieri comunali presenti al confronto con il direttore generale (organizzato dal Ds Cuccovillo con la partecipazione di alcuni parlamentari della Quercia) hanno tutti difeso il sindaco, cercando di non prestare fede alla versione fornita dal manager dell’Ausl, ma quanto riferito da Pentassuglia ha come minimo creato disagio e scompiglio. Tarantini, da noi interpellato stamane, risponde così: «Parlerò ufficialmente in consiglio comunale, perché è quella la sede ufficiale per esprimere una posizione e chiarire la verità delle cose. Di sicuro non era ufficiale l’incontro di ieri, al quale peraltro non ero stato invitato. Credo in ogni caso che tutti i partiti ed i cittadini abbiano sufficiente capacità e buon senso per capire come stanno effettivamente le cose». Ma Pentassuglia ha detto anche, e soprattutto, una cosa ancora più importante: «Il piano di riordino si può rimodulare accogliendo le istanze, se legittime, della città di Trani. Questo è dovere della giunta regionale, non mio, perché questa direzione generale s’è solo limitata ad applicare quanto espressamente previsto dal piano». In altre parole, la questione ritorna su binari puramente politici che portano direttamente nella stanza del governatore Fitto, ed allora a maggior ragione si renderà necessario rivedere il documento e discuterlo. Già, discuterlo, perché uno o più consiglieri comunali non hanno per nulla accettato la linea del “piatto precotto” ed intendono dire la loro in consiglio, luogo del confronto politico per eccellenza. Se così non fosse, vedrebbero il ruolo del consigliere comunale ridotto a quello di un burattino buono solo ad alzare la mano su provvedimenti già decisi da altri.